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Q.Ruggeri opera esposta alla retrospettiva presso la Biennale di Venezia del 1956

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Q.Ruggeri opera esposta alla  retrospettiva presso la Biennale di Venezia del 1956

L' opera fu esposta durante la retrospettiva che la Biennale di Venezia  dedicò allo scultore appena scomparso.

L'opera è databile nel 1930ca.

90x53cm la sola scultura

 

 

Quirino Ruggeri

Quirino Ruggeri, mostra permanente nel Centro Culturale San Francesco

BREVE BIOGRAFIA

Ritratto della Signora Mimise Guttuso (1947) Quirino Ruggeri, nato ad Albacina di Fabriano nel 1883 e morto a Roma nel 1955.
Lasciò l'Italia come emigrante in giovane età diretto, con la famiglia, in Argentina dove esercitò la professione di sarto. L'avventura americana non si rivelò proficua, sicchè rientrò in Italia, agli inizi degli anni Venti, prendendo residenza a Roma.
Qui sentì forte il bisogno di dedicarsi alla scultura (il mestiere di sarto gli aveva fornito le conoscenze pratiche dell'anatomia umana). Prese lezioni da Arturo Dazzi. Poi aprì uno studio accanto a quelli di Giorgio De Chirico e di Virgilio Guidi, col quale ultimo si legò in un rapporto di lunga amicizia.
Ritratto Altea (1935) Entrò nel giro della rivista "Valori Plastici" fondata e diretta da Mario Broglio, dove si fece conoscere ed apprezzare dal grande critico Roberto Longhi. Aderì alla filosofia del gruppo che ricercava, nelle civiltà passate (anche più remote, come quelle mesopotamiche, egizie, etrusche) e nel Trecento/Quattrocento italiano, i motivi di riflessione per la creazione di un linguaggio che si opponesse a quelli frenetici delle Avanguardie del primo quarto del secolo. Simile istanza si inseriva perfettamente nel fenomeno europeo del cosiddetto "Ritorno all'ordine" di cui, in Italia, fu filiazione il movimento "Novecento" che ebbe come teorica a mentore la scrittrice Margherita Sarfatti.

Ruggeri, però, fu attratto anche da una delle avanguardie, quella cubista (sul piano pittorico, invece, da un'altra, il Costruttivismo), soprattutto scultorea, per la capacità dimostrata di raggiungere sintesi paragonabili a quelle delle mitiche civiltà antiche.
Dopo la metà degli anni Trenta, si distaccò parzialmente da queste suggestioni e dall'arcaismo purista di Arturo Martini, per dedicarsi ad una scultura più "naturalista", così come risultava gradito anche alla politica culturale del Ventennio.
Fu maestro di Edgardo Mannucci.

Ritratto di Romualda (1923)Ritratto di C. Barbieri (anni 30'/40')

Pubblicato in Collezionismo
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