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    "Incoronazione" ambito di NICOLA BERTUZZI DETTO L’ANCONITANO Ancona 1710 c. - Bologna 1777

    "Incoronazione" ambito di NICOLA BERTUZZI DETTO L’ANCONITANO Ancona 1710 c. - Bologna 1777

    ambito di Nicola Bertuzzi DETTO L’ANCONITANO Ancona 1710 c. - Bologna 1777
    Non è chiaro il soggetto di questa bella tela, riconducibile alla maniera del pittore Nicola Bertuzzi.Comunque, quale ne sia il soggetto, il dipinto, di buona qualità a volte celata sotto antichi restauri ancora presenti, rivela quella grazia neomanierista che la critica indica come componente significativa della produzione dell’Anconitano, un neomanierismo evidente non solo nelle eleganti pose dei personaggi o nel limpido cromatismo delle loro vesti, ma anche nell’adozione di elementi compositivi di matrice neoveronesiana, come chiaramente riscontrabile nei fondi scenici.

    olio su tela 92x77cm

    Melandri Zoli

    Melandri Zoli

    Pietro MELANDRI altezza 18cm ,alcuni restauri.



    Pittore, decoratore, scenografo e ceramista, Pietro Melandri nasce a Faenza il 25 luglio del 1885.
    Allievo della locale Scuola di Arti e Mestieri, allievo di Antonio Berti, appena tredicenne diviene apprendista presso la fabbrica "Minardi", di proprietà dei fratelli Venturino e Virginio Minardi, dove rimane fino al 1905, nel 1906 si trasferisce nel salernitano e lavora come decoratore murale poi, terminato il servizio di leva a Torino, si reca a Milano dove oltre a lavorare come scenografo e decoratore frequenta i corsi serali all'Accademia di Brera e quelli di Arti Applicate al Castello Sforzesco.
    Nel 1908 partecipa con alcuni dipinti all'Esposizione Torricelliana.
    Richiamato alle armi nel 1916, torna a Faenza, dopo alcuni mesi di prigionia, alla fine del 1918 e dopo alcuni mesi trascorsi come direttore alla fabbrica "Minardi", nel 1919 apre, insieme a Paolo Zoli e Francesco Nonni, la bottega per la produzione di ceramiche artistiche "La Faience" dedicandosi con il massimo impegno alla ricerca tecnica e stilistica per il rinnovamento della tradizionale ceramica faentina.
    Il marchio di questo periodo è costituito da un cerchio quadripartito contenente le iniziali M e Z dei due soci e dal quale si dipartono quattro serpentine.

    Melandri Focaccia

    Melandri Focaccia

    MELANDRI-FOCACCIA     diametro 20cm


    Nel 1921 Pietro Melandri, dopo l'esperienza con Paolo Zoli nella manifattura ceramica "Faience" di Faenza, conosce l'industriale ravennate Umberto Focaccia e l'anno successivo acquistano i laboratori della ex fabbrica "Minardi", dove insieme fondano la manifattura di ceramiche artistiche "Melandri-Focaccia".
    Presentano le loro creazioni alle Biennali di Monza del 1923 e del 1925.
    A partire dal 1923 la manifattura mantiene continui rapporti con l'architetto Giò Ponti, all'epoca direttore artistico della "Richard-Ginori".
    Sempre nel 1925 la ditta è presente all'Expo des Arts Decoratives di Parigi.
    A partire dalla metà degli anni Venti collabora con la manifattura, come designer, l'architetto Giovanni Guerrini.
    Nel 1930 la ditta, la cui produzione ha ormai preso un sapore decisamente dèco, partecipa alla Triennale di Arti Decorative di Monza riscuotendo un grande successo di critica e pubblico e dallo stesso anno la collaborazione con Ponti si intensifica e si traduce in una serie di commissioni per la realizzazione di elementi di arredo.
    Nel 1931, a causa delle difficoltà finanziare Focaccia è costretto a vendere lo stabile della fabbrica di ceramica e a sciolgliere la società.
    Nel 1932 Melandri dopo aver tentato inutilmente di convincere l'acquirente dello stabile, Luigi Marabini, a mantenere attiva la manifattura ceramica ottiene dal nuovo proprietario l'usufrutto di alcuni locali dove istalla il suo studio d'arte.
    I pezzi della manifattura sono generalmente marcati con un astore racchiuso dentro un cerchio ai cui lati compaiono le iniziali M e F e la scritta Faenza.

    "Al pozzo" Domenico Carella

    "Al pozzo" Domenico Carella

    L'artista operò molto a Martina Franca intorno al 1770 dove venne sancita la sua fama, lavorando per gli affreschi del Palazzo Ducale del duca Francesco III Caracciolo in tre sale: dell'Arcadia, del Mito e della Bibbia. Fra gli artisti più stimati e prolifici della Puglia del settecento operò anche a Alberobello, Massafra, Ceglie Messapica, Erchie, Taranto, Francavilla Fontana, Monopoli, Conversano, Ferrandina, Calvera, Palagiano e Rutigliano.

    Il dipinto olio su tela datato1779 e firmato in basso a sinistra misura 142x101cm esclusa la cornice

    Tavolo ovale epoca Impero

    Tavolo ovale epoca Impero

    Elegante tavolo Impero (esordi XIXsec.) piano ovale lastronato con stesura a raggera,sostegno centrale scanellato con richiamo sulla fascia.

    mis 220x147h80cm

    "La carovana" Ernesto Bazzaro

    "La carovana" Ernesto Bazzaro

    "La carovana" Ernesto Bazzaro (Milano 1859-1937) opera databile 1892 fusione originale. Altezza 52cm, fusione bronzea patinata, firmato sulla base

    Bibliografia: Alfonso Panzetta, "Dizionario degli Scultori Italiani dell’Ottocento", Torino1990. Caroli F.; Masoero A." Dalla scapigliatura al futurismo" ed. Skira 2001

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